Sui gruppi Freeletics

E’ dal 2013 che pratico Freeletics e volevo condividere alcune riflessioni con voi riguardo ai gruppi.

Quando ho iniziato a praticare questo sport, in Italia era pressoché sconosciuto, in fondo era stato creato in Germania solo da un anno e non si era ancora trasformato in un fenomeno di massa a livello mondiale come lo è adesso.

La prima cosa che cercai di fare quindi fu quella di provare a creare un gruppo con cui allenarmi, ma mi resi conto che sarebbe stata un’impresa quasi impossibile, perché all’epoca mi allenavo quasi tutti i giorni ad orari improponibili, in un parco giochi della mia città, dove la luce dopo il tramonto era praticamente nulla, perché il mio lavoro mi impegnava fino a tardi.

Mi scontravo anche con il fatto che alla mia età (sono un vecchietto eh!) la mia cerchia di amici ormai preferisce rilassarsi insieme alla famiglia davanti la televisione e non si sogna nemmeno di uscire nottetempo alle intemperie per scassarsi di burpees.

Quel parco giochi, dopo le 20:00 ormai buio e deserto, era così la mia palestra personale.

Viceversa al sabato mattina talvolta si aggregavano un paio di ragazzini di 10 anni, anche se per lo più crollavano a terra esausti dopo poco.

In generale sembra che in Italia gestire un gruppo Freeletics sia decisamente molto più difficile che negli altri Paesi. Ed ogni volta che qualcuno mi chiede se esistono gruppi nella sua zona non so che rispondere e mi cadono le braccia.

Eppure il vantaggio del gruppo è notevole: non solo l’allenamento in compagnia rende lo sforzo meno gravoso, le prestazioni più efficienti e il miglioramento più rapido, ma un gruppo potrebbe, volendo, comprare un solo coach e praticarlo tutti insieme, dividendo così il costo annuale (già irrisorio rispetto a quello di una qualunque palestra) a valori ad una cifra.

Il gruppo di Firenze

Il gruppo di Firenze

In questi 3 anni, ne ho visti tanti formarsi e dissolversi nel tempo, per varie ragioni:

  • i praticanti “inossidabili” sono davvero pochi. Chi per un motivo, chi per l’altro, magari dopo un anno, magari dopo 2 finisce per cedere e lanciare la spugna. La cosa che più mi stupiva (all’inizio) è che tra i rinunciatari vi sono anche alcuni che hanno postato le foto del “prima e dopo” le fatidiche 15 settimane e/o entusiasti fondatori di gruppi. Dimostrazione pratica che per praticare Freeletics regolarmente serve una forza di volontà eccezionale. L’ho già detto in passato e lo ripeto, praticare Freeletics non è una questione di forza fisica, ma di forza mentale.

  • i praticanti “inossidabili” non si allenano in posti fissi ad orari regolari. Per creare e permettere ad un gruppo di crescere e sussistere nel tempo, occorre incontrarsi ad orari più o meno fissi, in giorni prefissati e sempre nello stesso posto. Come se si andasse ad un corso in palestra. L’alternativa è il caos e il fallimento del gruppo a meno che non si tratti di un piccolo nucleo di amici che escono insieme e si vedono tutti i giorni a prescindere da Freeletics.

  • in Italia Freeletics proprio non riesce ad attecchire come in altri Paesi. I gruppi che sono attivi, pur tra alti e bassi, sono a Firenze, Bologna e Cagliari. E’ scandaloso, a mio avviso, che nelle città più grandi, Roma e Milano, che sono pure dotate di parchi attrezzati di tutto rispetto, non ci siano gruppi Freeletics. E questo è proprio un mistero per me. O forse avrà ragione il freeatleta Heric Abramo (del gruppo di Bologna) quando dice che noi italiani lo sport preferiamo guardarlo alla televisione….

Il gruppo di Cagliari

Il gruppo di Cagliari

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Devi essere loggato per postare un commento.